Hello world!

Welcome to WordPress.com. This is your first post. Edit or delete it and start blogging!

Posted in Uncategorized | Leave a comment

Natale 2008 – Sempre la solita Storia?

Quest’anno sono stato spesso sul balcone della mia interiorità, a guardare il mondo di fuori.
Il mondo di fuori, di oggi e di ieri.
Ho rivisto senza perdermi un fotogramma Oliver Twist, un frammento inquietante di quella stessa storia, dal tristo svolgersi tra orfanotrofi, ladruncoli, bassifondi e donnine facili redente dal martirio, e dallo spento lieto fine di un male vissuto e subìto nella sua forma più odiosa, la violenza su ragazze ignoranti e bambini orfani.
Sono uscito dalla sala dove proiettavano Troy, schiacciato da una tristezza massacrante, come se i colpi formidabili di Achille fossero tutti inferti alla mia anima, squassata da tanta violenza, gratuita e futile, come quella perpetrata per la conquista della vana ed evanescente bellezza di Elena.
Ho sfogliato distrattamente un libro scolastico di storia, trovato sparso nel disordine dei miei figli, e ci ho visto l’uomo, prigioniero e schiavo di tutti quei padroni che finiscono per avere tutti quelli che non hanno per padre Dio.
Ho cercato la felicità nelle mie radici remote e le ho trovate aride, e rinsecchite, tutte pervase di quel velenoso fluido che attraversa ogni stagione umana, il fluido mortifero del male, che di stagione in stagione, proprio come in una sfilata di moda, veste un nome differente, per sviare le indagini e non farsi catturare e sconfiggere.
Si è chiamato, prima di tutto, potere. Poi, imposizione, sopraffazione, prevaricazione, schiavitù, discriminazione, ma anche stupro, violenza, omicidio, conquista, guerra…
Fin da quando siamo piccoli ci insegnano a considerare tra i grandi di questo mondo i Conquistatori. L’Egitto, la Magna Grecia, l’Impero Romano, gli Ottomani, i Barbari… sopra a tutti l’Impero. Vincere, Regnare, Imperare: questi i verbi scritti sull’altare dove sono state immolate schiere innumerevoli di militari in armi e intere popolazioni di semplici sudditi disarmati.
Dai Faraoni al Nazifascismo, cinquemila anni di tentativi di creare il Potere Perfetto, il Dominio Assoluto, l’Impero Mondiale, l’Ordine Cosmico, dove sia fatta la volontà del Potente di turno.
E la storia è sempre la stessa, c’è sempre un’ascesa, un vano rigonfiarsi di ideali, una punta massima di dominio, una decadenza, e la cruenta polvere che inesorabile si deposita sul declino di quello di cui si diceva, immancabilmente: Ah stavolta è quello buono, quello che ricostruirà i fasti… e le bellezze… e dominerà… eccetera eccetera.
Tutti, uno via l’altro, non fanno che rimettere in moto sempre la stessa macchina maligna, le cambiano il motore, aggiungono qualche optional, fanno il pieno con una nuova ideologia, ma vanno sempre, immancabilmente a parare nella stessa direzione malefica: l’uomo contro l’uomo per arrivare all’uomo sopra un altro uomo, ad uomini sopra altri uomini, le gerarchie, le caste, i patrizi e i plebei, i padroni e gli schiavi, gli sfruttatori e gli sfruttati. In una parola, la logica della guerra. E siamo sempre lì, non ci muoviamo da lì.
Stavo lì affacciato, con questi pensieri da una tonnellata l’uno, che pesano sulla coscienza come macigni scossi dal terremoto, e mi ribellavo alla inesorabile deriva sulla quale sembra lanciato questo mondo, domandandomi: "Ma dov’è il senso di tutto ciò? Dov’è il senso della cattiveria di quegli adulti su Oliver Twist? DOv’è il senso del soffrire apparentemente futile di singoli, popoli e genti sottomesse dal Tiranno? Dov’è il senso di quella mano tesa ad ogni semaforo della mia città? Dov’è il senso di ogni lacrima versata a causa della violenza e della sopraffazione? Dov’è il senso di questa manifesta inferiorità di cui approfitta il male per strapazzare il bene?
Ho scrutato a fondo l’orizzonte del mondo che avevo davanti, ho gettato un’occhiata anche sul mondo di ieri, ma non ho trovato risposta. Nascerà il nuovo Utopista, ascenderà nel suo potere sospinto dai favori di chi ha già sottoscritto lo stesso contratto di Dorian Gray, sceglierà la capitale nel nuovo ordine mondiale, vi si insedierà tra mille fasti e milioni di speranze… e tutto alfine trascinerà nel suo sepolcro, lasciandone le briciole a qualche discendente colpevole solamente di portar nelle vene il suo stesso sangue…
Gli occhi mi bruciano, l’abbaglio di questa prospettiva mi provoca un dolore acuto, devo chinare la testa, abbassare le ciglia e lasciare qualche lacrima scorrere, per lenire almeno un po quelle fitte di disperazione.
Sì, disperato. Finchè resto affacciato così su questo mondo, sono disperato.
Potrei fare una rivoluzione? Sì, ma chi mi garantisce che non diventerei nient’altro che il prossimo Utopista? Il prossimo fallimento mondiale?
Forse anche perchè comincia a tirare un vento gelido su questo balconcino esposto della mia coscienza, d’un tratto mi volto, e tutta la disperazione svanisce, come la nebbia in presenza di un raggio di sole.
Mi sono voltato verso me stesso, e ci ho visto dentro le lucine di un presepe.
Sono rientrato in me stesso, e ho trovato che un Bimbo ha scelto la sua dimora anche dentro di me.
Mi sono riguardato dentro, e ho scoperto che sono la casa di un Altro.
Ho notato che la casa che Lui abita è più mia di quanto potrei farla mia, e che con Lui presente io sono più me di me stesso.
Ho trovato che se una rivoluzione è alla mia portata, questa può avvenire solo per contagio, avvicinando un’altra interiorità in cerca del suo miglior inquilino possibile, e invitandola a far posto al mio, che è speciale, e può abitare due, tre, mille case.
E nella contemplazione di questo miracolo interiore mi sono riaffacciato sul mondo, e l’ho visto come prima. Ma nel cielo, ormai faceva notte, brillava una stella che prima non avevo notato. Ci sono ancora le guerre, la violenza, e tutte le turpitudini di cui è capace l’uomo inabitato dal triste condomino.
Ma il mio Inquilino è venuto in questo mondo e dona la Pace, la Sua Pace, a tutti gli uomini di buona volontà.
Ecco perchè, se so fare pace dentro di me e attorno a me, vinco ogni giorno la mia rivoluzione, quella che fa di me, non tanto l’uomo migliore del mondo, ma certo il migliore che posso essere.
E ne ho abbastanza da viverci una vita, scoprendo in ogni piccola briciola di Pace, il segreto di una felicità nuova, intensa, ricorrente, e gioiosa, il preludio di una eternità beata.
Non fa più freddo su quel piccolo balcone, quella stella è scesa su una capanna di Betlemme.
Il Salvatore del mondo, il piccolo Inquilino che ha vinto il mondo è venuto nel mondo, e vuole abitare ogni casa, anche la tua e la mia.
Lasciamogli la porta aperta.
Posted in Uncategorized | 3 Comments

Quando si è troppo pieni di sè (I parte)

Vista così, è quasi raccapricciante. Pensare che la metà della materia di cui sei fatto sia inutile, dì quel che vuoi, ma a me mi lascia interdetto (lo so che non si dice "a me mi", ma a me mi piace così). Non è solo inutile, è anche dannosa.
Il cuore, che dovrebbe lavorare per uno, lavora per due, e il rischio è che non paghi abbastanza contributi per la pensione, e ad un certo punto decida che non ce la fa più e vada in sciopero, o addirittura, si licenzi per giusta causa.
Sì, ok, buttiamola sul ridere, ma la sostanza non cambia.
Non mi piacerebbe morire così.
Te lo immagini? All’improvviso, magari mentre salgo le scale di casa, una fitta al petto.
Stramazzo a terra.
Solo per portarmi sul pianerottolo, quattro gradini, bisogna aspettare che siano in quattro. E ben piazzati.
Niente polso (vene troppo in profondità), magari mi danno per morto prima che lo sia davvero.
Provano un massaggio cardiaco, ma il materasso tra mani e cuore annulla la pressione.
Chiamano l’ambulanza, il barelliere arriva, mi vede a terra e comincia a temere.
Non ci sta la barella in ascensore mi devono far scendere dalle scale.
Il barelliere suda.
Mi adagiano sulla barella, ma appena mi sollevano il barelliere barcolla.
Ha un infarto anche lui. Chiamano rinforzi, arrivano i pompieri.
Sulla tromba delle scale, intanto si affollano i condomini:
"Chi l’è che ‘l tira i calzett?’
‘Quel gross, del segund pian’,
"E ‘sa l’è tuta sta baraonda? I n’ha ciamàà anca i pompier"
"Te l’ho dì, l’è quel gross, chel pesa insci tant che un’ambulansa la basta no, ghe voeur la gru".
"El tiren giò dal balcun, compagn che’l fudess un trasloco"
"Ah poer bagaj, inscì giovin"
"Perchè quant’ann el g’ha?",
"Mah, mi me par na cinquantena"
"Meno mal che i fioeu inn grand"
"E la miee? Pora dona…"
"Beh sari sù che tira na curent… che se’l moeur minga per l’infarto a ga vegn na polmonit"
"Eh sì, va la ch’el vegn a pioeuv"
"Meno mal, che gh’è n’afa de murì"
"Appunto…" ecc. ecc.
(Il dialogo è puramente inventato, in quanto il 98% della popolazione condominiale proviene da ben oltre il Rubicone).
Ecco allora che decido di mettermi a dieta. E già mi immagino un’apocalisse interiore.
La decisione non è ancora presa che tra le cellule del mio corpo si scatena il panico: "Hai sentito? Vuol mettersi a dieta…"
"Lo sapevo che prima o poi sarebbe venuto il momento, qui sembra di essere all’Alitalia"
"Mi spiace di lasciarti, cara"
"E chi ti dice che sono io ad andarmene, cocca?"
"Chiama due staminali, che facciamo le corna"
"Sai ha detto anche che vuole abolire gli ascensori…"
"Cosa? è pazzo?"
"Ma non lo sa che ogni gradino almeno duemila di noi ci lasciano le penne?"
"Te l’avevo detto che dovevamo fare un sindacato…"
"Ma così, senza preavviso?"
"Ah io ho già detto all’intestino che deve fargliela pagare questa decisione"
"Sciopero, tutto l’intestino va in mobilità"
"La lotta si fa dura e dura sarà"
"Facciamogliela pagare, non si smantella così dall’oggi al domani metà della baracca!"
E’ dura, lo dico stando seduto su questa certezza nitida e bianca come la ceramica, è durissima…
Malgrado gli sforzi, non se ne esce… (to be continued)
Posted in Uncategorized | Leave a comment

Amore tra gli acciacchi

Centocinquantasei anni in due, si vive con trenta pastiglie al giorno, tra una tachicardia una fibrillazione atriale, un pizzico di depressione, il Parkinson e una punta di diabete. Ultima arrivata, una anemia emolitica, un nome che fa un po meno paura di leucemia, ma si cura nelle stesse stanze di ospedale, in quei reparti di che cominciano in onco-.
La mia mamma e il mio papà. Non saprei dire chi se la passa peggio, ma è straordinario vedere come queste due colonnine di un partenone ormai in rovina, insieme trovano ancora la forza di stare in piedi, e di reggere con dignità il loro pezzetto di architrave.
Vivono una simbiosi. Parlano, discutono, si beccano, si cercano, si trovano… e cominciano a temere di perdersi, di rimanere lì reggendosi a fatica con mezzo architrave in mano e palpebre gonfie di ricordi tracimanti.
Si danno senso, reciprocamente.
E anche solo nel pensiero si sente il peso del macigno che sarà l’assenza, quando verrà…
sì  perchè….verrà.
E allora, senza perdere il prezioso tempo che resta, libero sfogo alla tenerezza.
Lei che ne avrebbe di soffrire di suo, scaraventa nell’angolino del ripostiglio i suoi acciacchi per soffrire dell malessere di lui.
Lui che cerca di mostrarsi forte, ma tra i denti mi sussurra senza farsi sentire da lei: "Mi sto chiedendo quanti me ne restano in tasca…" e non parla di soldi.
Così, dopo una qualunque giornata di day hospital che per il babbo diventa ricovero vero e proprio, nel momento dl commiato, con gli occhi di figlio pronti a cogliere un tenero quanto insolito scampolo di affetto, assisto alla discesa lenta e parkinsoniana delle labbra di lei sulla guancia di lui, che ricambia col tremore della febbre.
E’ il loro volersi bene.
E’ il loro volermi bene. 
Ma il commento che sale dal letto è in linea con una vita di grande e maturo disincanto: "Vieni qua, che ti ho baciato gli occhiali"
Rido e piango insieme.
 
Posted in Uncategorized | Leave a comment

Ogni tanto si aprono i bauli….della memoria (RAM)

Guarda quarda cosa ti ho scovato, mentre riordinavo la scrivania del PC (il desktop, mica il tavolo)…
… scritto la bellezza di tre anni fa, in fondo è una riflessione neanche troppo vecchia. E nemmeno mi ricordavo di averla scritta… Buona lettura!
 
Mi sto chiedendo se l’uscita del Papa di chiedere ai "miscredenti" di vivere come se Dio esistesse abbia effettivamente colpito nel segno. Ferrara ha colto l’assist al volo e in uno dei suoi scritti più recenti ha sentenziato che la laicità attuale deve trovare al più presto un nome da dare a ciò che Benedetto XVI chiama Dio.
Nell’animato dibattito sulle nuove bio-tecnologie alcuni laici stanno cercando attivamente le pezze giustificative di questo principio nuovo, di questo fondamento etico che sia garante al tempo stesso della libertà più piena e dei vincoli eticamente irrinunciabili. Vedremo cosa ne uscirà.
Nel frattempo uno strillo del sito del Corriere annuncia che il no etico all’uso delle staminali embrionali potrebbe cadere in virtù di una nuova tecnica non demolitiva, che preleva le cellule dall’embrione senza ucciderlo (proprio la "conditio sine qua non" enunciata da don Verzè sulle stesse pagine in merito alle manipolazioni sull’embrione: sì, a patto di non ferirlo o ucciderlo).
Fa specie constatare come sia possibile che  in così breve tempo (tre/quattro mesi dal referendum) quel giornale abbia  già smantellato l’armamentario ideologico costruito sull’aver pervicacemente negato la dignità umana all’embrione, dopo aver costretto i propri filosofi/scienziati di riferimento al triplo carpiato con doppio avvitamento per cercare di dimostrare l’indimostrabile, e se ne esca ora bel bello con la notizia che in fondo quel no era etico (non era mica una paranoia cattolica?).
Va beh, possiamo anche chiudere un occhio sul passato se riusciamo ad aprirne due sul presente e sul futuro: E’ chiaro che man mano che le tecniche biotecnologiche procedono (è una scienza tutto sommato giovane, siamo agli inizi), le conoscenze e le capacità potranno arrivare tranquillamente soddisfare tutte le nostre "paturnie" etiche, e non c’è dubbio che a questi risultati si arriverebbe molto più speditamente se certe strade fossero intraprese subito senza imbarcarsi in contrapposizioni pretestuose.
Una volta di più questo esempio dimostra che il mondo ha una paura esagerata di Cristo. Quanto fu profeta Giovanni Paolo II nel suo grido d’inizio pontificato "Non abbiate paura". Il papa Benedetto ha declinato quell’invito ai giovani: Egli non toglie nulla e dà tutto.
Ora bisognerebbe che anche il mondo della scienza riuscisse ad accogliere quell’invito dentro alle sue complicate anse positiviste, e che si ponesse da sé quei vincoli di solidarietà naturale che fanno riconoscere nell’embrione uno di noi, uno di cui non possiamo disporre a nostro vantaggio.
A questo risultato si può arrivare anche facendo a meno di Dio, su base totalmente razionale, mettendo in conto le tre parole ispiratrici dell’illuminismo (libertà, uguaglianza, fratellanza).
Ma basta un passettino proprio minuscolo dell’intelligenza umana per capire che se siamo fratelli, uguali e liberi, è tutto più coerente se da qualche parte c’è un Padre (e perché no, una Madre).
La bellezza e lo scandalo del cristianesimo è proprio che Cristo stesso ci ha avvicinato una volta per tutte e per sempre il Padre dei cieli: è in Lui che noi ci possiamo dire fratelli, uguali e liberi:
Se anche non si vuole credergli, in virtù di questo processo di logica elementare, lo si può ben chiamare in un altro modo, come si voglia, o come i saggi greci dell’Aeropago, affibbiargli l’appellativo di "Ignoto", ma gli si può comunque aprire la porta, e dare ascolto, senza aver paura. 
Posted in Uncategorized | Leave a comment

I ottobre

Esco di casa da solo.
Sono grande ormai: undici anni.
Li ho compiuti quest’estate, in campagna, fuori portata.
Vado.
E’il mio primo giorno di scuola media.
Vado con la tenera incoscienza di chi ancora non mette in discussione le scelte piovute dall’alto: semplicemente, si fa.
Ho i calzettoni lunghi e i pantaloni corti, eleganti, sopra il ginocchio, quello che mi fa un po’ zoppicare a causa di una cartilagine in ritardo sui miei tempi di sviluppo.
La scuola dista poco, ancor meno di quella già vicina che ho frequentato fino a tre mesi fa.
La strada diretta taglia a metà un prato, lo attraverso, incurante di una rugiada insospettabile ed esondante, che fa grondare le mie scarpette di cuoio appena lucidate con la spazzola.
Novità, non ho più il grembiulino.
Lo portan solo le ragazze, e nero, effetto bidella.
Sto per scoprire con felice sorpresa tanti compagni lasciati pochi mesi prima, e tanti nuovi di cui nomi e volti oggi mi riappaiono davanti, lietamente.
Fa freschino, avevi ragione, mamma a darmi il pullover.
Ciao mamma, mi volto e sei là, alla finestra delle scale, all’ottavo piano, che scruti con apprensione i miei passi incerti nell’erba umida.
Sto prendendo la mia strada, sto andando a cercare il mio destino.
Sto per scoprire che mi piace la matematica, che ho una voce gradevole e mi piace cantare, che non amo studiare, ma mi piace sapere.
Il cancello e l’ingresso della scuola a palafitta.
La prima pagina del libro di latino con il Padre nostro e l’Ave Maria.
L’angoscia del disegno.
La scoperta di avere un cuore troppo veloce e con il soffio.
Una prof buona e severa.
Compagni e amici, abbracci che durano fino ad ora.
Sensazioni minime, di un’allegria spensierata, di una povera felicità, che mi stupisco di ritrovare così nitide e vivide in questa pagina di memoria portata alla mia mente dalla semplice lettura della data di oggi sul cruscotto dell’auto: 01.10.2008.
Trentasei anni fa, e non fa neanche anniversario.
Posted in Uncategorized | Leave a comment

Hillary, Obama, biscotti e pancakes

Tempo fa, una gag di Grillo mi faceva sbellicare:
"Ci sono navi danesi piene di biscotti al burro danesi che solcano l’oceano per permettere agli americani di gustare i biscotti al burro danesi. Ci sono navi americane piene di pancake americani che solcano l’oceano per permettere ai danesi di gustare i pancake americani…
 ma si scabiassero la ricetta!!"
Posso essere irriverente e applicare lo stesso inclemente giudizio a Hillary e Obama?
Si facevano tra loro due un bel conclave di un mese in un ranch di uno stato a maggioranza democratica, e uscivano con
un candidato e una linea politica… avrebbero risparmiato a mezzo mondo, oltre ad un mare di dollari, un anno e mezzo di conflitti intestini, per di più poco prima di ingaggiare la battaglia elettorale con il loro vero avversario.
Parafrasando Brecht: "Beato il partito che non ha bisogno di primarie".
 
(pubblicato su Avvenire, 31/08/2008)
 
Posted in Uncategorized | Leave a comment