Vista così, è quasi raccapricciante. Pensare che la metà della materia di cui sei fatto sia inutile, dì quel che vuoi, ma a me mi lascia interdetto (lo so che non si dice "a me mi", ma a me mi piace così). Non è solo inutile, è anche dannosa.
Il cuore, che dovrebbe lavorare per uno, lavora per due, e il rischio è che non paghi abbastanza contributi per la pensione, e ad un certo punto decida che non ce la fa più e vada in sciopero, o addirittura, si licenzi per giusta causa.
Sì, ok, buttiamola sul ridere, ma la sostanza non cambia.
Non mi piacerebbe morire così.
Te lo immagini? All’improvviso, magari mentre salgo le scale di casa, una fitta al petto.
Stramazzo a terra.
Solo per portarmi sul pianerottolo, quattro gradini, bisogna aspettare che siano in quattro. E ben piazzati.
Niente polso (vene troppo in profondità), magari mi danno per morto prima che lo sia davvero.
Provano un massaggio cardiaco, ma il materasso tra mani e cuore annulla la pressione.
Chiamano l’ambulanza, il barelliere arriva, mi vede a terra e comincia a temere.
Non ci sta la barella in ascensore mi devono far scendere dalle scale.
Il barelliere suda.
Mi adagiano sulla barella, ma appena mi sollevano il barelliere barcolla.
Ha un infarto anche lui. Chiamano rinforzi, arrivano i pompieri.
Sulla tromba delle scale, intanto si affollano i condomini:
"Chi l’è che ‘l tira i calzett?’
‘Quel gross, del segund pian’,
"E ‘sa l’è tuta sta baraonda? I n’ha ciamàà anca i pompier"
"Te l’ho dì, l’è quel gross, chel pesa insci tant che un’ambulansa la basta no, ghe voeur la gru".
"El tiren giò dal balcun, compagn che’l fudess un trasloco"
"Ah poer bagaj, inscì giovin"
"Perchè quant’ann el g’ha?",
"Mah, mi me par na cinquantena"
"Meno mal che i fioeu inn grand"
"E la miee? Pora dona…"
"Beh sari sù che tira na curent… che se’l moeur minga per l’infarto a ga vegn na polmonit"
"Eh sì, va la ch’el vegn a pioeuv"
"Meno mal, che gh’è n’afa de murì"
"Appunto…" ecc. ecc.
(Il dialogo è puramente inventato, in quanto il 98% della popolazione condominiale proviene da ben oltre il Rubicone).
Ecco allora che decido di mettermi a dieta. E già mi immagino un’apocalisse interiore.
La decisione non è ancora presa che tra le cellule del mio corpo si scatena il panico: "Hai sentito? Vuol mettersi a dieta…"
"Lo sapevo che prima o poi sarebbe venuto il momento, qui sembra di essere all’Alitalia"
"Mi spiace di lasciarti, cara"
"E chi ti dice che sono io ad andarmene, cocca?"
"Chiama due staminali, che facciamo le corna"
"Sai ha detto anche che vuole abolire gli ascensori…"
"Cosa? è pazzo?"
"Ma non lo sa che ogni gradino almeno duemila di noi ci lasciano le penne?"
"Te l’avevo detto che dovevamo fare un sindacato…"
"Ma così, senza preavviso?"
"Ah io ho già detto all’intestino che deve fargliela pagare questa decisione"
"Sciopero, tutto l’intestino va in mobilità"
"La lotta si fa dura e dura sarà"
"Facciamogliela pagare, non si smantella così dall’oggi al domani metà della baracca!"
E’ dura, lo dico stando seduto su questa certezza nitida e bianca come la ceramica, è durissima…
Malgrado gli sforzi, non se ne esce… (to be continued)